Strudel con uva noci mandorle e uvette

La ricetta originale è fatta con i fichi, si trova sulla pagina facebook di

Associazione Laboratorio Cucina Naturale, credo sia davvero buona. Non avendo trovato fichi decenti ho usato uva senza semi e ho modificato leggermente le quantità. La pasta dello strudel si sbriciola molto, probabilmente perchè tendo a diminuire la dose di grassi (olio di semi in questo caso) però il gusto è davvero ottimo. Penso sia buono anche con le pesche oltre che con le tradizionali mele.

Le dosi vengono date nell’originale in tazzine da caffè, poichè quelle che uso io sono piuttosto grandi non le ho riempite completamente ed ho pesato gli ingredienti.

 

  • 280 g farina (ho usato metà integrale e metà tipo 2)
  • 2 cucchiai di zucchero mascobado o di canna
  • una spruzzata di cannella a piacere
  • 30 g di olio di semi mais o girasole (si può aumentare a 40 g)
  • 70 g circa di acqua (come sempre dipende dalle farine)
  • 400 g di uva senza semi bianca, nera o mista
  • 50 g noci
  • 50 g mandorle
  • 30 g uvette
  • 2-3 cucchiai di marmellata, gusto a piacere (ho usato marmellata di castagne)
  • poco vino bianco dolce (o marsala) per ammollare le uvette

 

Mettere le uvette in una ciotola con il vino e lasciar macerare per il tempo di preparare la ricetta (se sono molto secche lasciarle a bagno almeno un’ora)

Tritare molto grossolanamente noci e mandorle, lavare e sgranare l’uva tagliando a metà gli acini più grandi.

Mescolare le farine con lo zucchero e la cannella, unire l’olio e l’acqua e impastare. Se l’impasto risultasse troppo asciutto, aggiungere ancora acqua poco alla volta oppure il vino usato per le uvette. Lavorare bene per avere un impasto morbido ma sostenuto.

Stendere la pasta su un foglio di carta forno grande, tirarla il più sottile possibile formando un rettangolo. Spalmare uno strato molto leggero di marmellata, cospargere con l’uva la frutta secca e le uvette lasciando un paio di centimetri liberi su tutti i lati. Ripiegare i lati verso l’interno e arrotolare lo strudel sul lato lungo.

Sistemarlo su una teglia grande foderata con carta forno nuova (se si lascia quella usata per stendere la parte non coperta dallo strudel emana in cottura odore di olio rancido…) e mettere in forno già caldo a 180° per circa 30 minuti (o finchè assume un bel colore dorato). Buono sia tiepido che freddo.

Annunci

Funghi misti gratinati

Ricetta da un vecchio numero di Sale&Pepe, la ricetta prevede un misto di porcini, finferli e stecchini, al posto degli stecchini (che non conosco) ho usato  i portobello (grossi funghi tipo champignon). Inoltre, per gusto personale, li rifarò senza usare i pomodori e mettendo parmigiano o emmenthal al posto del pecorino.

 

  • 500 g funghi misti (porcini, finferli, portobello)
  • 2 pomodori perini
  • mezzo spicchio di aglio o più secondo i gusti
  • (prezzemolo, io non lo uso, non è gradito)
  • 50 g di pecorino grattugiato
  • 30 g circa di pangrattato (io di riso)
  • olio evo, sale, pepe

 

Pulire i funghi, tagliare quelli più grandi a pezzi regolare e lasciare interi quelli piccoli. Scottare i pomodori in acqua bollente per poterli pelare, eliminare i semi e tagliarli a dadini. Tritare aglio e prezzemolo se si usa.

Sistemare i funghi in una teglia da forno, unire il trito, versare a filo 2 cucchiai di olio circa, sale e pepe. Unire i dadini di pomodoro e spolverizzare la superficie con pecorino e pangrattato mescolati.

Cuocere in forno già caldo a 180° per circa 15 minuti, quindi accendere il grill e far dorare per 5 minuti o per il tempo necessario. Si possono servire con fette di pane tostato sfregate con aglio (e prezzemolo tritato a piacere).

Crostata ai mirtilli

Con la frolla di Marco Bianchi un po’ modificata e con dei mirtilli provenienti dal Trentino ho ottenuto una torta davvero golosa e anche salutare (i mirtilli sono ricchi di antociani), l’hanno divorata anche quelli di casa che non amano la frutta (cosa per me incomprensibile…). Le farine possono essere sostituite a piacere, queste erano farine che avevo in casa. I 30 g di farina di riso direi che sono comunque da aggiungere, regalano croccantezza.  Inoltre non avendo olio di semi ho usato 20 g di olio evo e 20 g di burro, temevo che utilizzando 40 g di olio evo il sapore sarebbe stato eccessivo.

 

  • 50 g mandorle tritate non troppo finemente
  • 30 g farina di riso
  • 70 g farina 0
  • 100 g farina tipo 2
  • 75 g zucchero mascobado (o di canna integrale)
  • 2 cucchiaini di lievito (Antica Ricetta)
  • 20 g olio evo
  • 20 g burro morbido
  • cannella
  • 80 g acqua (regolare la quantità secondo le farine usate)
  • cannella a piacere
  • 2 cucchiai circa marmellata di fragole (si può omettere)
  • 250 g mirtilli (per la verità un po’ meno, bisognava che qualcuno li assaggiasse…)
  • 1 cucchiaio di stevia (o 2 di zucchero)
  • 2 cucchiaini di maizena

 

Frullare lo zucchero e scioglierlo nell’acqua. Mescolare bene gli ingredienti secchi con le mandorle tritate, unire acqua e zucchero, olio e burro a pezzettini, mescolare bene, formare un panetto, coprirlo con pellicola e farlo riposare in frigo almeno 1 ora.

Lavare i mirtilli, sistemarli in una ciotola che possa andare nel microonde, unire la stevia e mescolare bene. Coprire la ciotola e cuocere per pochi minuti nel microonde, i mirtilli non si devono rompere, deve soltanto formarsi poco succo (azionare il MO per 1-2 minuti alla volta fino ad ottenere il risultato voluto). Lasciar raffreddare e poi unire i due cucchiaini di maizena mescolando molto bene.

Stendere circa due terzi della pasta frolla su carta forno  formando un cerchio, spalmare la marmellata, se si usa, lasciando un paio di cm liberi sul bordo, versare i mirtilli distribuendoli bene, stendere il resto della pasta, tagliare a strisce e formare una grata sopra ai mirtilli. Piegare i bordi verso l’interno, trasferire la torta lasciando la carta forno su una teglia rotonda piatta preferibilmente del tipo con fori e cuocere in forno preriscaldato a 170-180° per 30-40 minuti o finchè assume un colore leggermente dorato.

Cavolfiore sott’olio

Una conserva (non è propriamente corretto questo termine perchè si conserva per poco tempo, sparisce molto velocemente!) fatta con un procedimento molto semplice che richiede però tempi di marinatura di 2-3 giorni. E’ molto bella da vedere se si riescono a trovare le cimette di cavolfiore di 3-4 colori diversi, comunque buona anche fatta con cavolfiore di un solo colore. Il miopreferito è il violetto di Sicilia, ha un gusto più delicato e nello stesso tempo più incisivo (oltre ad avere ottime proprietà nutrizionali). I vasetti e relativi coperchi per conservarlo devono essere sterilizzati (lavarli in lavastoviglie, lasciarli asciugare e poi metterli nel forno freddo, portarlo a 100 gradi e lasciarlo per 10 minuti, spegnere e lasciar raffreddare i vasetti nel forno senza aprirlo). Alcune ricette suggeriscono di sterilizzare ulteriormente i vasetti pieni bollendoli in acqua, io non lo faccio per due motivi: mi sembra che, cuocendo, l’olio alteri il suo sapore, inoltre li conservo in frigorifero e li consumiamo entro un mese.

 

Per 5-6 vasetti da 250 cc

  • 700-800 g cimette di cavolfiore pulite
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 2 cucchiai colmi di sale grosso
  • 2-2,5 bicchieri grandi di aceto bianco incolore
  • 1 bicchiere grande di vino bianco
  • olio di semi di girasole qb
  • poco olio di oliva evo

Tagliare le cimette più grandi per avere pezzi  di dimensioni abbastanza uniformi. Sciacquarle bene sotto acqua corrente, farle sgocciolare, tamponarle con carta da cucina bianca, versarle in una ciotola grande, cospargerle con zucchero e sale, mescolare, coprire con pellicola e mettere in frigorifero per almeno 24 ore. Terminata la marinatura nel sale, sgocciolare le cimette in un colino, sciacquare la ciotola, asciugarla e rimettere le cimette, unendo l’aceto e il vino bianco. I liquidi dovranno coprire le cimette, eventualmente aggiungere ancora un po’ di aceto e di vino. Coprire sempre con pellicola, sistemare in frigorifero e lasciarle da 24 a 36 ore. Sgocciolarle di nuovo e poi iniziare a sistemarle nei vasetti, schiacciandole un po’ per non lasciare troppi vuoti. Versare l’olio di girasole lasciando un piccolo spazio per unire una piccola quantità di olio di oliva (si può mettere solo olio di girasole, l’olio di oliva secondo me le rende più saporite). Coprire i vasetti ma non chiuderli subito col il coperchio, aspettare qualche ora per eventualmente unire altro olio, devono essere ben coperte. Chiudere con coperchi preferibilmente nuovi e sistemare in frigorifero. Si possono gustare dopo 3-4 giorni.

 

 

Crostata con marmellata di albicocche e mandorle

Con la ricetta base della pasta frolla all’olio di Marco Bianchi ho preparato una crostata davvero molto buona, è sparita in due giorni. La marmellata di albicocche non è fra le mie preferite, però ho voluto provare la marmellata di albicocche bio cremosa ed è stata una scoperta, non è troppo zuccherina e non ha neanche l’acidità che spesso hanno molte marmellate.

 

  • 50 g farina di mandorle
  • 100 g farina Uniqua bianca del molino Dallagiovanna
  • 100 g farina Tritordeum del molino Dallagiovanna
  • 75 g zucchero mascobado
  • 40 g olio di semi di girasole (o mais)
  • 70-80 g acqua (la quantità dipende dal tipo di farina che si usa)
  • 2 cucchiaini rasi di lievito Antica ricetta
  • cannella
  • circa mezzo vasetto di marmellata di albicocche bio cremosa
  • 2 cucchiai di mandorle tritate grossolanamente

Frullare lo zucchero mascobado e scioglierlo nell’acqua. Setacciare le farine con il lievito, unire la cannella in quantità a piacere, versare l’acqua zuccherata, l’olio e mescolare bene formando un panetto compatto unendo ancora un pochino di acqua se serve. Coprirlo con pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero almeno un’ora. Stendere la pasta frolla (lasciando da parte un pezzetto) spolverandola di farina (poca) per non farla attaccare al mattarello (la pasta tende un po’ a rompersi, usare eventualmente due fogli di cartaforno, uno sotto la pasta l”altro sopra. Foderare una tortiera bassa per crostate (molto comoda quella col fondo rimovibile), farcirla con la marmellata, cospargerla con le mandorle tritate e decorarla a piacere usando la pasta lasciata da parte, formando strisce o tagliandola con formine per biscotti. Cuocere in forno preriscaldato a 170-180 gradi per circa 30 minuti, o fino a quando i bordi saranno dorati.

Plumcake carote e noci

E una ricetta di Marco Bianchi  http://www.marcobianchioff.it/ con mie modifiche, non trovo la ricetta originale, ma le differenze consistono nei tipi di farine e nella quantità di olio.

  • 250 g carote
  • 230 g farina (metà integrale o tipo 1 metà farina con lievito)
  • 1 vasetto yogurt magro (o di soia)
  • 50 g mascobado
  • 3 cucchiai sciroppo acero
  • 3 cucchiai olio di semi di girasole
  • 120 g noci
  • 3/4 di bustina di lievito Antica ricetta San Martino (12 g)
  • 4 cucchiai rasi di semi di chia
  • cannella
  • poca acqua se serve

Polverizzare lo zucchero nel mixer. Tritare finemente (quasi a farina) la metà delle noci. Tritare grossolanamente il resto delle noci. In una ciotola capiente mettere carote, zucchero, sciroppo d’acero, yogurt, olio, semi di chia, mescolare bene e lasciar riposare una decina di minuti. Unire la “farina” di noci, setacciare le farine e il lievito e unire all’impasto, spruzzare a piacere di cannella, infine unire le noci a pezzi e, se serve, qualche cucchiaio di acqua. Mescolare bene, versare l’impasto in uno stampo da plumcake 24-26×10 cm foderato con carta da forno e cuocere in forno a 180-190° per 25 minuti modalità ventilato e 25 minuti modalità statico. Controllare la cottura con uno stecchino. Dopo i primi 25 minuti è meglio toglierlo dallo stampo lasciando sotto la carta forno, in questo modo cuocerà meglio anche nella parte inferiore.

 

Torta salata con radicchio e crescenza

Ho preparato questa torta usando come contenitore la pasta sfoglia al burro, ora si trova facilmente nei supermercati, comunque si può usare anche una brisè preparata in casa usando olio invece del burro. Il radicchio precoce in questo periodo non è nemmeno molto amarognolo, se non è gradito questo sapore si può usare radicchio di Chioggia, sicuramente dal sapore più delicato.

 

  • 300 g circa di radicchio già pulito
  • 1 piccola cipolla rossa
  • 170-200 g crescenza fresca
  • 3-4 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • fiocchi di avena quanto basta per rassodare il composto
  • sale zucchero pepe olio
  • una confezione di pasta sfoglia fresca con burro, rotonda
  • qualche gheriglio di noce

Tagliare il radicchio, lavato e asciugato, a striscioline. Tritare la cipolla, farla stufare con poca acqua e un cucchiaino di olio, unire il radicchio tenendo il gas abbastanza alto, aggiungere un cucchiaino raso di zucchero, sale e pepe, mescolare bene. Quando la verdura inizierà a rilasciare acqua, abbassare il gas, coprire la pentola e lasciare stufare per circa 15 minuti. Far raffreddare.

Versare il radicchio nel mixer, lasciando nella pentola l’acqua in eccesso se non è evaporata tutta. Aggiungere la crescenza e tritare senza arrivare ad avere una crema. Unire il parmigiano grattugiato e tre cucchiai di fiocchi di avena, frullare a impulsi unendo man mano degli altri fiocchi di avena se il composto rimane troppo molle. Coprire e far riposare in frigorifero per un’ora.

Srotolare la pasta sfoglia lasciando la carta forno che c’è nella confezione, sistemarla su una teglia forata, versare il composto e stenderlo uniformemente lasciando libero un cerchio esterno di 4-5 cm. Spezzettare con le mani qualche gheriglio di noce e distribuirlo sulla superficie del ripieno, ripiegare il bordo lasciato libero pizzicandolo in maniera regolare per formare una sorta di guscio. Mettere in forno, scaldato in precedenza a 220 gradi ventilato, sistemando la teglia in basso (seconda tacca dal basso) e cuocere sempre ventilato fino a doratura dei bordi.